Moto apparente







Dall’ultima volta che ci siamo visti sono rimasti intatti tramonti, battigie, valli, cicale, fiori e stelle.

Durante questo tempo, un essere infinitesimale dal nome esotico simile a quello di una galassia lontanissima, si è presentato da protagonista sulla scena. Non ha chiesto il permesso a nessuno ed è riuscito a mandare contemporaneamente un numero imprecisato di persone al cimitero e a ramengo tutto il resto. In tantissimi avrebbero sperato che dal buio più nero e terrificante arrivasse un folletto portentoso capace di annientarlo mentre in molti lo avrebbero preso volentieri a schioppettate. Un bel gruppetto si sarebbe organizzato con bombe a mano, mortai, cannoni, e i più nostalgici, con razzi Katiuscia. Altri potendo, avrebbero usato delle portaerei e pochi, ma pur sempre troppi, anche missili nucleari.

Siccome le cose non sono andate così i più baldanzosi, prodighi di saggezza e lungimiranza, hanno proposto terapie a base di saponi liquidi, solidi, in polvere, gel e spray indicandone esattamente la posologia clinica.

Invece molti attivisti politici hanno combattuto battaglie epiche contro questo replicante che, essendo invisibile e impalpabile sfugge ovviamente anche alle regole elementari del più banale confronto dialettico.

Durante questo forzato letargo un gran numero di nostri concittadini ha preso confidenza con l’introspezione. Ma trattandosi di un esercizio piuttosto complesso, la gran parte ha optato, se pur a malincuore, per una più prosaico connubio con supermercati, televisioni e telefoni.

Nella sua sfavillante mitezza la ricerca scientifica è riuscita a modellare una serie di vaccini che, se pur con alcune imperfezioni e altrettanti aggiustamenti, ha dimostrato una significativa efficacia contro il nuovo imperturbabile nemico. Non tutti purtroppo potranno averlo e molti ancora, ne diffidano.

Siamo rimasti capaci di riconoscerci, amarci ed emozionarci per quello che possiamo imparare e stupirci ancora per quello che possiamo scoprire. In questo nostro piccolissimo mondo sempre pieno di Golia, adesso che le cose sono diventate un po’ più grigie, opache, incerte e vulnerabili, qualche Davide dagli occhi scintillanti, ci accompagna teneramente per mano.

Nella nostra squadra ci sono stati nuovi arrivi e un’imprevista partenza. Nel frattempo siamo diventati archeologi e manipoliamo un reperto emerso da un ghiacciaio, che nel frattempo si sta sciogliendo. Gli eventi ci hanno lasciato cicatrici negli affetti, nella salute, nel lavoro, e con tutte le cautele necessarie, abbiamo ripreso il sentiero Sulle tracce di Liszt, proprio per restituirgli tutto il suo prezioso aspetto

Questo sipario turbinante potrebbe apparire uno scherzo della vita, un capriccio del fato o del destino. E come c’è una curvatura dello spazio e del tempo, così ce n’è una dei nostri affanni e delle nostre speranze. E’ durante i pochi momenti di pace, come gioiosamente storditi dopo aver fatto un tuffo in piscina, che riemergono dalla confusione certe domande. Allora ci rendiamo conto ancora una volta di non essere riusciti, stando pur fermi ma correndo alla pazzesca velocità di trenta chilometri al secondo, a dar loro un’adeguata risposta.


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